L'articolo prende l'avvio da alcune pagine di Piccola storia della fotografia (1931) e di L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (1936) di Walter Benjamin, nelle quali il filosofo, collegandosi al pensiero di Freud e al suo libro Psicopatologia della vita quotidiana - propone la definizione di "inconscio ottico" per descrivere quegli aspetti della realtà registrati dalla cinepresa ma non elaborati consciamente dal regista e dagli spettatori. A tal riguardo, l'articolo collega tale definizione a due questioni cardine della filosofia del cinema: il legame paradossale tra tecnica e contingenza e il cosiddetto animismo del cinema, ovvero la sua capacità - notata da molti teorici sin dai primi anni successivi alla nascita de...